Perché le marce …

 
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La popolazione tutta, i consumatori e gli agricoltori biologici sono arrivati al limite di sopportazione delle quantità di pesticidi disperse nell’ambiente. Lentamente ma ovunque, più o meno coscienti delle implicazioni che ne conseguono, nascono iniziative che manifestano da una parte la protesta e dall’altra il diritto a una visione diversa dell’agricoltura. E’ coscienza comune ormai che questa agricoltura, basata su monoculture, fertilizzanti, pesticidi, non ha futuro, non lo ha perché la natura e l’ambiente stessi non possono sopportare più a lungo di essere così vituperati, perché ci si rende sempre più conto che i suoi prodotti contengono ancora troppi residui chimici e quindi pesano negativamente nei bilanci di salute, e anche perché, tranne alcune rare isole felici, non è sostenibile neanche da un punto di vista economico.

Così mentre lo scorso anno c’è stata la prima marcia stop-pesticidi, quest’anno ce ne sono tre, contemporaneamente,in provincia di Treviso, in provincia di Verona e per ultima e benvenuta in provincia di Bolzano. Significativo che succeda nelle tre zone dove il consumo di pesticidi è più
diffuso e più invadente a causa della estrema antropizzazione del territorio e della deregulation finora dominante.

Nasce quindi naturale l’appello alla partecipazione, la più massiccia possibile. Intanto perché partecipare significa esprimere pubblicamente una scelta, una condivisione di intenti. Significa che la propria semplice presenza sposterà equilibri importanti, che si conta per uno, che si è liberi di esprimere la propria opinione, che si è dalla parte di chi mette ambiente-salute- bellezza al primo posto. Non è rivolto solo agli ambientalisti datati, è rivolto veramente a tutta la popolazione. Significa anche dare un aiuto alle amministrazioni che stanno lavorando alla attuazione di regolamenti di polizia rurale più seri rispetto al passato. Non partecipare invece significa lasciare le cose come stanno, e compromettere il diritto di esprimere critiche e bisogni nel futuro.

Per stop pesticidi si intende stop ai pesticidi di sintesi chimica, in pratica si chiede una graduale ma decisa conversione all’agricoltura biologica su larga scala, l’unica che usa prodotti che la natura può riciclare, l’unica che garantisce una vera sostenibilità, infine l’unica che si pone anche come davvero redditizia al bilancio finale. Bilancio che deve mettere in conto non solo i profitti economici delle imprese ma anche le spese per i danni alla salute, per il ripristino dell’ambiente naturale, per la perdita di biodiversità, oltre al sostentamento dovuto ai finanziamenti statali.

Nella variegata agricoltura della provincia veronese stop pesticidi significa anche stimolare e proporre un confronto con le associazioni degli agricoltori, e significa pure mettere in discussione il tipo di economia generata da questa attuale agricoltura e un tipo di economia su basi diverse, che premi la salvaguardia del territorio, la biodiversità, la presenza fisica sul territorio, la azienda a dimensione non grande, la presenza degli animali (non di allevamenti industriali), che siano valorizzate le produzioni per le quali il territorio è vocato, che ci sia una distribuzione che rispetti i produttori, non sia basata sulla finanza, che sia in definitiva “buona, pulita e giusta”. Che non ci siano coltivazioni dedicate ad altri usi al di fuori della produzione di buon cibo per persone sane.

Quindi uniamoci in tanti in questa marcia, condividiamo e approfondiamone gli obbiettivi, diamo un segno di vitalità, mettiamo le esigenze più naturali al primo posto, non abbiamo paure di scegliere oggi, domani forse saremo in ritardo per farlo, senza la nostra individuale
partecipazione questo processo di miglioramento della qualità della vita forse non potrà nemmeno partire.

Comitato veronese stop pesticidi
La marcia si svolgerà il 13 maggio a San Pietro in Cariano, giardini di via Mara, dalla 10.00 alle
12.00 e sarà seguita da un buon pasto, da alcune riflessioni dei partecipanti, e da buona musica!

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