Lettera aperta del Gruppo Friday For Future al G7 per l’ambiente

 
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A seguito dell’esempio di Greta Thunberg molti sono i giovani che si stanno dando da fare con iniziative pro ecologia ed ambiente, vediamo cosa hanno scritto gli studenti del gruppo FFF al G7.

 

Studenti in sciopero per il clima scrivono una lettera aperta supplicando i dirigenti dei paesi del G7 di prendere misure immediate per il clima.

 

5 maggio 2019

 

Il 15 marzo 1,6 milioni di giovani provenienti da 112 paesi hanno marinato la scuola per attirare l’attenzione sull’impassibilità dei governi di fronte alla crisi climatica. La gioventù teme per il proprio futuro ma le loro grida rimangono ignorate.

Degli studenti che scioperano regolarmente per il clima, provenienti da ogni paese del G7 si sono dunque riuniti nello scopo di scrivere una lettera aperta ai loro dirigenti parlando per i giovani del mondo intero. Essendo potenze mondiali economiche, le nazioni del G7 hanno la responsabilità di mostrare la strada nella sostenibilità ambientale ed economica.

 

Lettera Aperta

 

Cari ministri della riunione G7 sull’ambiente a Metz,

Catherine McKenna,

Andrew R. Wheeler,

François de Rugy,

原田 義昭 Yoshiaki Harada,

Svenja Schulze,

Sergio Costa e

Michael Gove

 

Vi scriviamo non solo come gruppo di giovani attivisti per il clima che combattono per il loro futuro, ma anche come cittadini che lottano per il benessere dei loro paesi.

In questo momento il nostro futuro è molto incerto a causa della necessità dei nostri leader di promuovere la crescita economica a scapito della natura. I rapporti delle Nazioni Unite e dell’IPCC sono chiari: dobbiamo cambiare rotta se vogliamo fermare la distruzione del nostro pianeta.

I paesi del G7 sono tra i più grandi contributori ai cambiamenti climatici e i più influenti a livello internazionale, tuttavia non fanno abbastanza per rallentarlo. Noi giovani siamo ignorati e dimenticati. Per questo motivo ci stiamo rivolgendo a Voi. Chiediamo che questa crisi sia trattata come tale, perché non c’è tempo per infinite discussioni. Il livello dei mari si sta alzando e parecchi individui sono costretti ad abbandonare le loro terre per ragioni strettamente legate ai cambiamenti climatici.

In Canada, l’artico si sta riscaldando a una velocità tre volte superiore rispetto a quella del riscaldamento globale medio: la temperatura è già aumentata di oltre due gradi, causando lo scioglimento del permafrost, rendendo abitazioni inagibili, causando insicurezza alimentare dovuta al rischio sempre più grande durante la caccia e la scomparsa di specie animali, come, solo per citare un esempio, gli orsi polari che stanno morendo di fame in questo preciso istante. Il cambiamento climatico viola i diritti inuit in qualità di indigeni. L’UNDRIP dichiara che il risultato di questa crisi sarà l’estinzione della loro cultura poiché è costruita attorno al loro ambiente. Attivisti inuit, come Sheila-Watt Cloutier, stanno gridando aiuto già da decenni, ma le loro voci non sono ancora state ascoltate.

In Giappone, forti piogge nel luglio 2018 hanno causato inondazioni e frane che hanno ucciso circa 200 persone, seguite da un’ondata di caldo che ha minacciato soprattutto la parte vulnerabile della popolazione. L’inondazione dell’aeroporto Kansai causata dal tifone Jebi ci ha ricordato quanto è vulnerabile un paese insulare di fronte ai cambiamenti climatici. Se la crisi climatica peggiora, queste condizioni meteorologiche anormali saranno sempre più ricorrenti. In questo caso, si può parlare del futuro del Giappone solo in termini di maggior sofferenza. Nonostante tali evidenti segni della natura, il Giappone non sta facendo abbastanza sforzi nella lotta contro il cambiamento climatico. È l’unico paese del G7 che sta ancora progettando centrali elettriche a carbone e dal momento che sono stati firmati gli accordi di Parigi, le principali banche giapponesi hanno versato 186 miliardi di dollari nelle energie non rinnovabili. Queste grandi banche sono un esercito che rifiuta di cambiare e pensa solo al proprio profitto. Ma il loro profitto costerà  la vita a noi e alle prossime generazioni.

Le conseguenze non sono visibili solo nei paesi del G7. Le ripetute siccità in Africa stanno causando molti danni. La maggior parte delle persone in questi paesi produce solo una piccola quantità di emissioni di diossido di carbonio. Perché devono essere loro a subire le conseguenze del nostro modo di vivere occidentale che sta distruggendo il nostro pianeta?

Inoltre i disastri che si verificano nei paesi in via di sviluppo avranno con certezza un impatto economico e sociale sui paesi del G7. Se non viene intervenuto rapidamente, saranno all’incirca 143 milioni, i rifugiati causati dal cambiamento climatico, che dovranno emigrare e cercare rifugio in paesi meno a rischio.

Ecco perché dovete compiere il vostro dovere in quanto rappresentanti dei sette paesi più potenti al mondo. È necessario avere degli obiettivi di riduzione di emissioni di gas a effetto serra più ambiziosi rispetto alle medie IPCC: una riduzione del 45% entro il 2030, e del 100% entro il 2050. Dovete diventare un esempio per i paesi in via di sviluppo sostenendo loro finanziariamente e materialmente, in modo che non ripetano gli stessi errori che abbiamo commesso noi e di cui ne soffriamo le conseguenze oggi.

Esigiamo che agiate immediatamente, in modo che le generazioni future di tutto il mondo possano avere un futuro sereno nel quale non dovranno più lottare.

 

Vi preghiamo di voler gradire i nostri più distinti saluti,

 

Rebecca Hamilton-Miriam, Maya Mersereau-Liem, Payton Mitchell (Canada)

Isra Hirsi, Maddy Fernands (USA)

Greta Stripp, Elsa Quillaud, Nahia Briault, Mael Blin (Francia)

Kim Tran (Giappone)

Sammy Céline, Luca Salis, Jan Ole Lindner, Carla Reemtsma, Jakob Blasel, Luisa Neubauer, Franziska Wessel ( Germania)

David Wicker (Italia)

Anna Taylor (UK)

 

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