Commendator Don Zocca

 
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Quando don Renzo Zocca ha ricevuto la telefonata dalla «segreteria del presidente Mattarella», ha pensato inizialmente che si trattasse dello «scherzo da prete» di qualche burlone. E sarebbe stata la seconda volta dopo, quella telefonata del Papa. Era in quel momento in Vaticano, nella dimora papale di Santa Marta, per far dono a Francesco del vino, dell’olio e del miele prodotti dagli ex carcerati e da altre persone con un passato difficile ospitati nella tenuta di Marzana, gestita dalla fondazione L’Ancora.

«Sono rimasto stupito, incredulo; assolutamente non me l’aspettavo. Al telefono mi è stata comunicata l’intenzione del presidente della Repubblica di conferirmi l’onorificenza di commendatore, insieme a una trentina di altri cittadini meritevoli, e mi è stato raccomandato di tenere riservata la notizia, fino a quando gli uffici romani non l’avessero divulgata tramite i canali ufficiali, Questa gratificazione mi dà grande gioia, ma non solo per me. È un riconoscimento alla squadra. La dedico ai miei numerosi collaboratori. Gente motivata, di ogni età, che gratuitamente ci fa dono del tempo e delle energie per far crescere i nostri tanti progetti. Come si dice: l’allenatore deve essere bravo, ma se i giocatori sono scarsi non si va lontano».

«Sarebbe magnifico se ci fosse data l’opportunità di replicare la bella esperienza del fondo rustico di Marzana anche a villa Are, sulle Torricelle. Attraverso l’ospitalità e il lavoro agricolo, si potrebbe contribuire al riscatto e alla rinascita di tante persone ai margini della società che, da sole, non riescono a risollevarsi».

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